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Il Tram

Quanti ricordi passano per la mente, a volte come lampi, che si perdono nel cielo, squarciando per un attimo le tenebre.

Possono riportare un evento felice, oppure triste del passato, non sai mai quale possa essere, quindi dovrai accettarlo come un dono portato dal passato, il fatto importante che sia ritornato, e non finito nell’oblio della memoria, non potrai nemmeno sapere quale sia stato l’elemento scatenante che abbia riportato alla luce quel ricordo in quel preciso momento.

Ho voluto intraprendere, questa specie, di articoli, non diario, perchè dovrebbe avere una cadenza temporale, ma il Ricordo è avulso dal tempo, non segue un ritmo sequenziale, ma proprio uno squarcio del buio della memoria.

Cosa mi ha spinto a raccontare questi eventi, forse la speranza che mettendoli in vista, a qualcuno possa anche aprirsi quello squarcio, di un ricordo racchiuso, e mai venuto alla luce, ed anche forse la volontà di non far perdere, egoisticamente, quello racchiuso nella propria memoria.

Non indicherò mai date, ma solo periodi, perchè con le date non mi ci sono mai raccapezzato, avevo sempre voti miserevoli in Storia proprio per le date, questo episodio scoppiato nella mia memoria riguarda la mia fanciullezza.

Sono Napoletano, anche se della periferia come si diceva allora, quelli del “Vomero”, un quartiere periferico, oggi considerato un elite, ma il mio era “Chiaiano”, saltato agli onori della stampa nazionale, per la vicenda dei rifiuti, allora un piccolo borgo con poche case, tanto spazio verde, una vera oasi di pace e giochi per noi ragazzi, oggi non augurerei a nessuno di abitarci, ma non divaghiamo con argomenti che non voglio riportare.

Quello che rompeva il silenzio allora era lo sferragliare del “Tram” sul binario unico, che viaggiava sul lato sinistro della strada venendo da Napoli, il Capolinea era “Piazza Dante”, e poi andava oltre “Chiaiano”, a quei tempi per me non importava quali erano gli altri luoghi che toccava il Tram, sicuro che c’erano altri luoghi, perchè la gente rimaneva per andare oltre, ed anche quando ritornava c’erano già passeggeri saliti chissà dove.

Allora abitavo al centro di Napoli, nella zona del “Mercato”, mio padre lavorava in una fabbrica nelle vicinanze, era “Tornitore”, e non poteva fare il viaggio da Chiaiano al centro di Napoli, allora era un odissea intraprendere tale spostamento.

Proprio di questo “Ricordo”, voglio parlare, le sorelle di mio padre, e mio Nonno, abitavano a Chiaiano, ed ogni Domenica, Papà lavorava fino al Sabato, ormai era diventata prassi, vuoi per portarci dal Nonno, che per farci divagare, non l’ho mai saputo, comunque mangiavamo a casa del Nonno, affrontavamo il Viaggio da Napoli a Chiaiano. Anche se devo dire che oggi ci si mette più tempo di allora, con il traffico e altro.

Mamma ci vestiva, me e mia sorella, ed andavamo al Rettifilo, “Corso Umberto I°”, a prendere il Tram che ci avrebbe portati a Piazza Dante, per poi cambiare e prendere il Tram che ci portava a Chiaiano, non c’era un percorso diretto.

Sul “Rettifilo”, una strada immensa ad i miei occhi, perchè aveva i binari del tram, sia sulla destra che alla sinistra, contenti sia per la Domenica, anche perchè prendere il Tram rappresentava un lusso, e poi si vedevano facce diverse di quelle di tutti i giorni, ed alla fine del viaggio, la ricompensa di vedere del verde o spazi aperti per giocare, cosa che facevamo anche a casa, ma eravamo circondati da palazzi e strade.

Quando arrivavamo a Piazza Dante, che sembrava ancora più immensa, non vedendo il palazzo di fronte tanto lo spazio che c’èra, e poi ancora vedere tutti quei Tram che andavano avanti ed indietro, nel cerchio che facevano intorno alla piazza, sembrava uno di quei “Cartoon” di oggi di una città di treni.

Quando cambiavamo Tram, ogni volta mio padre diceva “Speriamo che non ci sia molta gente”, solo dopo anni ho capito qual’era il senso di quelle parole.

Mentre si partiva per la seconda parte del Viaggio, con noi attaccati al finestrino vedevamo le persone o carrozze con cavalli che scorrevano davanti agli occhi, immaginando queli avventure loro stavano affrontando.

Aspettavamo però la parte importante del viaggio, per noi, il “Tondo di Capodimonte”, che a volte succedeva ed altre volte no, non capendo, allora, qual’era il problema, il Manovratore diceva “Nun c’a facimme, avita scennere”, “Non ce la facciamo dovete scendere”, allora succedeva un trambusto indescrivibile fra tutti i passeggeri, proteste a non finire, “perchè non li cambiate, questi sono vecchi”, ed altri che non sto a ripetere, al chè il Manovratore, ed il Bigliettaio rispondevano non era colpa loro, e se non facevamo come dicevano il Tram non si poteva muovere.

Questo perchè la salita fino al “Tondo” era troppo ripida ed il Tram pieno di persone non ce la faceva a salire, allora una porzione di passeggeri era costretta a scendere dal Tram facendosi a piedi la salita, meno male che in quel punto c’era una scalinata che tagliava la salita facendo risparmiare strada e facendo più presto, allora una porzione di persone le più giovani scendevano facendosi a piedi la scalinata, noi capitavamo sempre tra quelli che salivano a piedi, per noi era un assaggio di quello che ci aspettava, perche di fianco la scalinata si aprivano ampi giardini, oggi meglio non parlarne, riprendendo lo stesso Tram che ci aspettava alla fine della salita, che risalissero tutti quelli che erano scesi, il Bigliettaio che controllava tutti cercando di riconoscerci tutti quelli che erano scesi, e chiedendo il biglietto per i casi dubbi, come un “Imperatore” dietro la sua gabbia di ferro, seduto più in alto ci squadrava tutti, come anche quando dovevamo fare il biglietto, se avevamo i 5 anni oppure non superavano non ricordo quale misura.

Ed anche quando scendeva in alcuni posti, per attivare lo scambio per farci passare su un altro Binario, per aspettare il Tram che veniva in senso opposto sembrava quale grande manovra stesse facendo, ma per noi era come un grande “Comandante”, e senza di lui il Tram non poteva procedere per arrivare alla nostra destinazione.

Questo scendere e risalire dal Tram, l’odissea della Domenica, lo squarcio del ricordo dei giorni felici della mia infanzia, sperando che ce ne siano degli altri da raccontare, sia essi felici o no.

Al Prossimo Bye Bye (8-D

Di |2020-05-02T16:06:21+02:00Maggio 1st, 2020|Categorie: Relax|Tag: |0 Commenti

Scritto da:

BySalv
Excel si può amare od odiare, l'importante che sai usarlo

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