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Il Chiosco

Ciao un nuovo ricordo stamattina mi è venuto alla mente, questa volta si tratta del Chiosco di mio Zio, il cognato di mio Padre, qualche volta capitava, anche spesso, poi col tempo ho capito perche lo scriverò un altra volta, che per farci qualche passeggiata con mio Padre, lo andavamo a trovare, era una festa per me è mia sorella, ma a volte andavo anche da solo con mio Padre, in quanto il Chiosco in questione vendeva Gelati e bibite, quindi vi lascio immaginare, sicuramente ci saremo fatti una mangiata di gelato, al quale non avremmo mai rinunciato.

Il Chiosco si trovava a Piazza Dante Napoli, faceva angolo della piazza venendo dal Museo, appena si apriva Piazza Dante venendo dal museo sulla sinistra si apriva una specie di giardino, prima della piazza vera e propria, ed ai quattro angoli di questo giardino erano posti quattro chioschi oggi forse li chiamerebbero “Gazebo” ma i gazebo sono aperti invece quelli erano di muratura, nel primo appena a sx era il chiosco dei gelati seguendo nell’altro angolo c’era uno che faceva i Timbri, all’angolo opposto cera un Orologiaio e l’altro non ricordo più forse un Fioraio.

Io ogni volta che ci andavo gli altri due chioschi Timbri, Orologiaio, erano una meta obbligatoria, mi piaceva stare a guardare il lavoro che facevano all’interno, rimanendoci anche per decine di minuti affascinato da tutti gli attrezzi che usavano.

Ho fatto una “Googlata” perche sono anni e non pochi che non passo più per Piazza Dante, non abito più a Napoli, e con mio grande stupore questi chioschi esistono ancora, Il Chiosco è proprio quello in oggetto nella foto, con mio grande stupore, vende ancora bibite e forse anche gelati, non forse sicuramente, ecco un immagine Attuale, e la piazza come era ai miei tempi.

Si trovava proprio in fondo alla foto all’angolo del palazzo che si vede nello sfondo.

La prima cosa appena arrivati era di mangiare un bel gelato, io lo prendevo sempre al Cioccolato era quello che mi piaceva di più, mia sorella preferiva “Zuppa inglese” una pasta gialle che non sapeva quasi di niente.

ma il bello era vedere le persone che si fermavano per prendere i gelati oppure qualche bibita, oggi ci sono gelati già confezionati, e poche gelaterie fanno il cono oppure il bicchierino, anche se oggi sta riprendendo piede il gelato artigianale.

Allora cera un infinità di scelta, esempio lo “Zatterino” la “Banana” la “Testa di Moro”, ed altri che non sto ad elencare, questi erano quelli che maggiormente attiravano la mia attenzione, ho fatto una ricerca ma non sono riuscito a trovare una foto della macchinetta che usavamo per fare gli Zatterini.

lo “Zatterino” per la verità lo si faceva con una macchinetta strana, anche perche lo stesso aveva diversi prezzi, ma parliamo di lire oltre che lo si faceva anche con diversi gusti, stabilito il prezzo lo zio prendeva la macchinetta che era rettangolare regolava l’altezza di un pistoncino interno in base al prezzo inseriva una cialda di Wafer e metteva una strato di gelato riempita la forma metteva un altra cialda sopra e faceva risalire il pistoncino cacciando fuori il gelato racchiuso tra le due cialde, quando erano più gusti ma questo era per quelli più costosi faceva una prima misura con un gusto messa l’altra cialda abbassava il pistoncino e inseriva l’altro gusto di gelato chiudendo il tutto con una terza, ma a volte lo faceva anche solo con due cialde riempiendo la macchinetta mezza da una parte e mezza dall’altra con i due gusti.

la “Banana” invece, allora non cerano gelati da passeggio con la stecca, se non il cono, quindi si preparavano prima per essere un poco congelati cioè rendere la pasta di gelato più dura, erano formine di alluminio a forma di banana, non esisteva l’acciaio inox per gli alimentari, riempite le due formine si metteva uno stecco in mezzo si chiudevano e si mettevano nel frigo a più bassa temperatura, a volte le due formine erano riempite con gusti diversi, ma maggiormente il gusto era a Banana, cera anche un limite alla preparazione non cerano più formine o spazio nel frigo perche non erano state vendute tutte .

la “Testa di Moro” veniva chiamato cosi perchè con la sua ricopertura di granella di nocciole e la passata dentro il cioccolato caldo fondente, oltretutto era al cioccolato, il gelato sembrava una testa con i capelli ricci, poi era confezionata come una palla tonda, la preparazione del cioccolato fondente era da vedere, messo sul fuoco a bagnomaria, poi calavano dentro il cono già ricoperto di nocciole e lo mettevano a riposare un poco per per far rassodare il cioccolato fondente e poi metterlo nel frigo nella parte più fredda. 

Poi cera l’Acqua di seltz, che non era altro che Acqua addizionata con “Anidride carbonica” ed anche li cera una complessa operazione da fare, caricare il serbatoio di acqua aprire la bombola del gas e stare attenti che l’ago di un indicatore non superasse un certo valore a quel punto l’acqua era pronta per la vendita.

Ma ogni volta che andavamo immancabilmente si preparavano le nuove paste per gelati e mio Padre e lo Zio sembravano i due piccoli chimici alle prese con i loro alambicchi a miscelare latte ed altre polveri strane, ma questa è un altra cosa che forse racconterò.

Come si vede che un ricordo richiama un altro diventando una catena fino a raggiungerci.

alla prossima By Sal 

Di |2020-05-03T17:00:06+02:00Maggio 2nd, 2020|Categorie: Relax|Tag: |0 Commenti

Scritto da:

BySalv
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